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Il gozzo San Pietro Foto Maccione 2

Tutto esaurito! Sono stati ben 110 i partecipanti alla IV edizione di “Tra Legno e Acqua – Convegno Nazionale sul Recupero e la Valorizzazione delle imbarcazioni d’epoca e storiche”, organizzato lo scorso 28 gennaio dall’Associazione Vele d’Epoca Verbano sul Lago di Varese. Impossibile accogliere tutte le richieste, al punto che si è reso necessario chiudere in anticipo le prenotazioni. Un grande successo che ha premiato gli sforzi di un sodalizio impegnato dal 2013 nella difesa e divulgazione delle tradizioni nautiche.

Di Paolo Maccione – Gennaio 2017
Fotografie di Paolo Maccione

Il pubblico al Convegno AVEV 2017 Foto Maccione 2Sold out!
Piacevolmente increduli e sicuramente dispiaciuti. A un certo punto il Consiglio Direttivo dell’Associazione Vele d’Epoca Verbano ha dovuto prendere la drastica decisione di interrompere il flusso di iscrizioni al IV Convegno sulle imbarcazioni d’epoca tenutosi sabato 28 gennaio 2017 sul Lago di Varese. Il salone polivalente del Ristorante Tana d’Orso del Borgo di Mustonate, gestito dallo chef Francesco Testa, non sarebbe stato più in grado di accogliere altri ospiti. Ben 110 i partecipanti provenienti da ogni parte d’Italia (i ’pretendenti’ erano 125), tra cui Bari, Salerno, Genova, Savona, Firenze, Brescia, Novara, Roma, dall’Adriatico, ma anche da Londra, dalla Svizzera e dalla Scozia. Oltre ai 10 relatori della giornata erano presenti due ‘outsider’ della marineria nazionale che hanno esposto le loro opere in occasione del convegno, la pittrice acquerellista Emanuela Tenti e il fotografo di barche d’epoca Marco Trainotti. All’ingresso del Borgo sono state esposte due imbarcazioni, il Dinghy 12’ Sagaro e il gozzo a vela latina S. Pietro del 1936. Chi lo desiderava, il giorno dopo il convegno, poteva prendere parte a una visita guidata presso il Museo della Barca Lariana di Pianello Lario, sull’alto Lago di Como (32 i partecipanti).

40 euro … per avere tutto!
Il Convegno AVEV 2017 Foto Maccione 3Ogni partecipante ha corrisposto una quota pari a 40 euro, comprensiva di kit congressuale, colazione, coffee break del mattino e del pomeriggio, aperitivo, pranzo al tavolo e scontistica sull’acquisto di libri in loco. Grande l’entusiasmo e la partecipazione, che ha lasciato tutti soddisfatti. L’evento, patrocinato dall’AIVE (Associazione Italiana Vele d’Epoca) e dall’ASDEC (Associazione Scafi d’Epoca e Classici) si è potuto realizzare con il contributo degli sponsor Soma Gioielleria, Cromatura Cassanese, Marelli e Pozzi, Hostaria del Golfo, Porrini Moda e Casa, Ristorante La Biscia di Sesto Calende. Il Convegno è in costante crescita e il consiglio che si può suggerire a nuovi potenziali sponsor è quello di non lasciarsi sfuggire l’occasione di presentarsi in futuro a una platea sicuramente qualificata. Tra il pubblico non sono infatti mancati appassionati di marineria tradizionale, esperti di scafi storici, armatori di vele d’epoca, derivisti, equipaggi di barche classiche e titolari di importanti cantieri di restauro. L’appuntamento è stato rinnovato per l’ultimo sabato di gennaio 2018.  

Andrea Rossi e il libro sui 5.50
Il libro sulla Classe 5.50 S.I. foto MaccioneDopo il saluto di benvenuto di Alessandro Corti, presidente AVEV in carica, e un’introduzione dello storico Giuseppe Armocida, protagonista di un singolare elogio del turacciolo di sughero (l’unica ‘barca’ che non potrà mai affondare), i lavori sono stati aperti dallo yacht designer milanese Andrea Rossi, autore del libro ‘I 5.5 Metri di Stazza Internazionale’ (Guido Tommasi Editore), di prossima uscita. Il volume, 272 pagine, racconta la storia e la flotta dell’omonima classe italiana di queste imbarcazioni, la cui origine risale al 1949. Ecco il ‘dietro le quinte’ di questo libro: 800 ore di lavoro, 50.000 pagine consultate tra riviste, libri ed annuari, 225 articoli scansionati, 1.000 fotografie, 70 disegni e progetti, 140 documenti e 64 scafi censiti.

Stefano Medas: i recuperi subacquei dell’Adriatico e il romazo Rex Iuba
Stefano Medas Foto Maccione 1Ammaliatore. Accademico. Un impeccabile oratore. Lo storico e archeologo subacqueo Stefano Medas ha letteralmente stregato la platea raccontando di quando è stato coinvolto nel recupero e studio dei 16 relitti di navi costruite tra il 1200 e il Novecento rinvenuti durante la costruzione del Mose di Venezia. Medas, anche docente universitario e istruttore di vela tradizionale dell’Adriatico, ha lavorato soprattutto sui resti di una galea e di una rascona, un tipo di nave fluvio-lagunare. In particolare la galea è l’unica di questo tipo che sia mai stata rinvenuta. Tra gli altri relitti quello di una nave di primo rango, nella quale è stato scoperto un carico straordinario composto da armamenti e munizioni, cannoni e vettovaglie, tra cui ben 200 piatti Sheffield. Siccome la nave non si poteva spostare si è provveduto a modificare in parte la grande diga per farle posto. Ora si trova sotto 8 metri d’acqua. Un altro relitto è stato invece completamente estratto dal fondo e trasferito a terra affinchè potesse essere studiato in tutte le sue componenti. Tra le immagini proiettate quelle di alcune opere vive di navi antiche ricoperte da sottili lastre di rame e di altre unità navali adibite al trasporto di pietre.
Sempre nel corso della giornata, Medas ha presentato il suo romanzo storico Rex Iuba, sul quale Barche d’Epoca e Classiche ha già pubblicato un ampio articolo al link: http://www.barchedepocaeclassiche.it/libri-di-mare/435-rex-iuba,-una-spedizione-via-mare-all%E2%80%99epoca-dei-romani.html "Scrivere un romanzo di questo genere”, ha affermato, “ti permette di raggiungere una più vasta platea rispetto a proporre articoli di divulgazione scientifica”.

Mauro Massa vincitore della Coppa dei Laghi
Mauro Massa vincitore Coppa dei Laghi 2016 Foto MaccioneDopo la relazione di Stefano Medas si è proceduto alla premiazione del vincitore della Coppa dei Laghi, circuito velico composto da una serie di regate per vele d’epoca e classiche tenutesi nel corso del 2016 presso il Lago di Como, Lago d’Orta, Lago di Garda e Lago Maggiore. La Coppa dei Laghi è un trofeo che già nel 1897 mise a confronto i primi yacht da regata provenienti dai laghi lombardi. Trionfatore del 2016 è stato Mauro Massa di Castiglione delle Stiviere (MN), rappresentante dell’Associazione Vela Classica del Garda, che ha partecipato a tutte le tappe e regatato su diverse barche storiche tra cui anche il Lightning Carpe Diem del 1969.

Roberto Cecconi e il restauro del ‘cornigiotto’ Santa Rita
Roberto Cecconi Foto MaccioneIl ligure Roberto Cecconi, titolare del cantiere Cecconi Mare di Pontinvrea (SV), ha concentrato la propria relazione sul restauro del gozzo cornigiotto Santa Rita, costruito dal cantiere Ottonello di Varazze nel 1946 per la pesca alle acciughe. Si tratta di uno dei numerosi recuperi compiuti nel corso degli scorsi decenni da Cecconi, specializzatosi anche nell’armo di scafi a vela latina. Il suo plurivittorioso gozzo Barracuda del 1953 è un altro esempio di imbarcazione che ha partecipato a numerose regate in tutto il Mediterraneo, da Stintino a Barcellona, da Sorrento a Saint Tropez. Per il restauro di Santa Rita, in particolare, è stato usato legno di noce e allestito un armo velico con antenna lunga 13,30 metri e un albero in emlock alto 8 metri in grado di esporre al vento fino a 55 metri quadrati di velatura. Quest’anno la barca festeggia 10 anni dal ritorno in mare, avvenuto il 27 aprile del 2007. Per la sua gestione e partecipazione alle regate Cecconi ha suddiviso la proprietà del gozzo in 24 carati, poi rivenduti a numerosi amici. Santa Rita è oggi uno degli ultimi grandi gozzi cornigiotti esistenti in Liguria.

Paolo Maccione e Giovanni Panella: ricordando Brest 2016
Giovanni Panella Foto MaccioneNel 2016 il giornalista Paolo Maccione, direttore della testata giornalistica online Barche d’Epoca e Classiche, ha accolto l’opportunità, offertagli dall’AVEV, di seguire la spedizione che ha rappresentato l’Italia in occasione del Festival marittimo di Brest, il più grande del mondo. Maccione ha vissuto il periodo pre e post il grande evento, visitando il cantiere dove venivano preparate le barche che sarebbero state trasferite via terra fino a Brest, la giornata dedicata alla benedizione dei gozzi, il viaggio andata/ritorno via terra lungo oltre 2700 chilometri, la permanenza al Festival, ecc. In questa occasione ha realizzato un mini docu-film che ha riassunto l’esperienza, ma che soprattutto ha voluto documentare l’impegno dell’AVEV nel volere difendere e diffondere la cultura marinaresca italiana anche oltre i confini nazionali. Il giornalista e scrittore Giovanni Panella, anch’egli presente al festival francese, ha commentato le immagini e (purtroppo) evidenziato come ancora una volta l’Italia risulti deficitaria nella difesa e nella promozione delle proprie tradizioni navali. Dopo Brest 2016, nel 2017 i francesi organizzeranno la nona edizione della Settimana del Golfo di Morbihan (22-28 maggio). Presso il porto canale di Vannes si concentrerà una flotta di scafi storici tra i quali la nave-bar Hydrograaf, la fregata a vela Shtandart e la famosa Bisquine di Cancale.      

Enrico ‘Chicco’ Zaccagni e il mercato delle barche d’epoca
Enrico Zaccagni foto MaccioneL’esperto e consulente di restauri Enrico Zaccagni ha raccontato la storia recente del mondo delle barche d’epoca, fin da quando nel 1982 è nato in Sardegna il primo raduno di vele d’epoca. Da quel momento è iniziato un periodo florido per questo settore. Nei successivi 35 anni Zaccagni, navigatore e armatore di scafi d’epoca tra i quali Alzavola del 1924 e attualmente del cutter bermudiano Oenone del 1935, ha curato il recupero di un’infinità di imbarcazioni, su tutte quella del ketch Eilean costruito nel 1936 dal cantiere scozzese Fife, oggi di proprietà del marchio di alta orologeria Officine Panerai. Ogni restauro ha una storia a sé, differente da quella di tutti gli altri. La scelta dei materiali e delle metodologie di intervento sono quelle che fanno la differenza, affinchè il recupero risulti essere il più possibile filologico. Al termine della sua esposizione Zaccagni, pur riconoscendo che l’acquisto e il recupero di barche d’epoca negli ultimi anni abbia subìto un vero e proprio tracollo, ha evidenziato come lentamente il mercato si stia riprendendo. È solo questione di tempo.

Emiliano Parenti e il restauro di Marga 1910
Il restauro di Marga 1910 Foto MaccioneUno dei più importanti restauri degli ultimi anni, così ben riuscito da meritarsi il premio della prestigiosa rivista inglese Classic Boat. Emiliano Parenti, titolare del cantiere Tecnomar di Fiumicino, ha descritto il restauro di Marga, un 10 Metri S.I. (Stazza Internazionale) costruito in Svezia nel 1910 su progetto di C.O. Liljegren, allievo dell’americano Herreshoff che ha trasferito nei propri disegni l’influenza del famoso architetto navale d’oltreoceano. Presente anche l’armatore Tomas de Vargas Machuca. Il team progettuale di Marga era composto da Enrico Zaccagni, dal comandante Riccardo Valeriani e da Gianmario Ciboddo. Quest’anno è prevista la partecipazione della barca a tutto il circuito di regate Panerai Classic Yachts Challenge e al raduno Les Voiles de Saint Tropez di inizio ottobre.

Roberta Lamperti, un appello per il Museo della Barca Lariana
Roberta Lamperti di ASDEC Foto MaccioneUn intervento flash. Roberta Lamperti, in rappresentanza dell’ASDEC (Associazione Scafi d’Epoca e Classici), ha proiettato un breve video promozionale sul Museo della Barca Lariana di Pianello Lario (CO), collezione unica al mondo con oltre 400 barche. Sostanzialmente è stato rinnovato l’appello già lanciato in occasione del convegno dello scorso anno: il Museo può e deve continuare a esistere, con l’aiuto di chiunque desideri contribuire a renderlo vivo. Il progetto di riapertura ufficiale del Museo è in corso d’opera, ma ha già ricevuto tanti consensi. Ora si tratta solo di veicolare l’entusiasmo e procedere. Nel frattempo, come successo in occasione del convegno, la struttura è visitabile su appuntamento per gruppi organizzati.  

Alfio Lavazza e la costruzione degli alberi in legno
Alfio Lavazza foto MaccioneAlfio Lavazza ha svelato il segreto. Ebbene sì! In occasione di questa edizione del convegno AVEV il titolare dell’omonimo cantiere del Lago Maggiore ha esposto pubblicamente lo ‘spaccato’ di uno dei numerosi alberi in legno che ha costruito in passato, ad esempio, per gli 8 Metri S.I. Bona del 1934, Siris del 1925, Carron II del 1935 e per il 10 Metri S.I. Cruiser Racer Kipawa del 1938. Una metodologia coperta da brevetto. È stata l’occasione per assistere dal vivo al racconto di come nasce un albero in legno, partendo dalla progettazione, dimensionamento, pesi e dalla scelta del legno, quasi sempre il sitka spruce o il douglas. Ma non finisce qui. Prima di scrivere la parola ‘fine’ bisogna affrontare i capitoli incollaggi, la costruzione delle dime di riferimento, la sgrossatura con la pialla elettrica, poi quella a mano con le carte abrasive, la scelta dell’attrezzatura, della ferramenta e del sartiame. Grazie agli alberi realizzati dalla Nautica Lavazza le imbarcazioni che li hanno montati si sono aggiudicati quattro Coupe Cartier nella classe 8 Metri S.I. e due Coppa Sira.

Davide Gnola, un porto riservato alla collettività
Davide Gnola Foto MaccioneCome si è riusciti a riservare un tratto del Porto Canale Leonardesco di Cesenatico alle barche tradizionali? Davide Gnola, direttore del Museo della Marineria di Cesenatico, ha raccontato come districarsi nell’italica burocrazia per portare a compimento una ‘difficile’ missione: rendere fruibile da parte della collettività le banchine demaniali. In questo specifico caso è stato stretto un accordo tra Regione, Amministrazione locale e la Capitaneria di Porto. Oggi ben 25 imbarcazioni tradizionali, veri e propri beni culturali ‘viventi’, affollano un tratto del Porto Canale, diventato un’estensione del Museo a terra. È stato dunque dimostrato che l’impresa non è impossibile, basta riuscire a coinvolgere la comunità. Oggi sia i privati che i vecchi pescatori animano quotidianamente questa zona della città, diventata uno dei siti più fotografati a livello internazionale. Durante il periodo estivo, infatti, le variopinte vele al terzo dell’Adriatico fanno bella mostra di sé perchè vengono issate dall’alba al tramonto. Uno spettacolo che non ha eguali in tutta Europa e che una volta nella vita vale la pena vedere.

Gino Ciriaci: quale restauro?
Gino Ciriaci Foto MaccioneLa vitalità di Gino Ciriaci, perito navale ‘classe 1940’ tra i più consultati d’Italia (ricordate la storica pubblicità ‘Non prendete fregature’), la si è compresa subito quando all’inizio della sua esposizione ha affermato: “Ogni volta che mi presento in un cantiere per eseguire una perizia spesso mi riconoscono da lontano e la prima cosa che dicono è ‘eccolo, è arrivato il rompiscatole!’ . Ciriaci ha visionato innumerevoli imbarcazioni e conosciuto numerosi maestri d’ascia. Ha ricordato che non si diventa maestri d’ascia con un semplice corso, ma sono necessari anni di apprendimento e un esame sostenuto presso le Capitanerie di Porto. Tra i vari temi affrontati anche quello della differenza tra restauro, riparazione, recupero filologico. Un’annosa questione che ha da sempre appassionato tutti quelli che hanno recuperato scafi d’epoca. Mantenere un tratto di chiglia e cambiare tutto il resto significa avere creato una barca nuova oppure avere eseguito un restauro integrale? Lo scopo finale è sempre lo stesso: riportare l’oggetto-barca nel suo elemento naturale, l’acqua. Un altro tipo di restauro è quello conservativo, ovvero effettuare una serie di ‘rattoppi’ e riparazioni affinchè l’imbarcazione in questione possa essere musealizzata in luogo protetto.

Dopo una breve allocuzione di Riccardo Rurik sui restauri dell’associazione attualmente in corso (a cominciare da Tinka del 1951) il convegno si è concluso con i saluti del presidente AVEV e del Consigliere Paolo Sivelli, indiscusso deus-ex-machina di questa riuscitissima edizione del Convegno.

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