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Rurik è un raro esemplare di Smack Yacht, scafo derivato dalle ultracentenenarie barche da pesca inglesi del diciannovesimo secolo. Tutto a bordo richiama a un’epoca che non esiste più, dall’attrezzatura ai dettagli di coperta e alla velatura, caratterizzata da un armo aurico senza boma e con un lungo bompresso. Il recente restauro, compiuto presso un cantiere in Sardegna, le ha permesso di farsi ammirare in occasione di alcuni raduni di vele d’epoca, tra cui quello organizzato ogni anno dalle Vele Storiche Viareggio.  

Di Riccardo Rurik – Gennaio 2013
Fotografie Archivio Riccardo Rurik
Rurik in banchina a Viareggio nel 2012
COME APPROCCIARE A UNO SCAFO D'EPOCA
Come si diventa armatori di una barca d’epoca? Ci sono varie strade. Quella che ho seguito io è partita dalla ricerca delle origini. Forme e costruzione mi hanno condotto nella zona di mare del Canale d'Inghilterra, non senza avere sfogliato preventivamente un testo fondamentale, consigliatomi dal Museo Marittimo di Londra: “Inshore Craft – Traditional Working Vessels of the British Isles”. La lettura di altri libri storici mi ha permesso di acquisire tecniche e conoscenze di antica marineria.
 
RURIK, DALLA PESCA IN INGHILTERRA AL DIPORTO IN MEDITERRANEO
Rurik è un esempio di ex imbarcazione da lavoro adibita al diporto nautico. Appartiene alla categoria degli Smack Yacht, piccoli scafi impiegati per la pesca lungo le coste inglesi durante il diciannovesimo secolo. Più in particolare, è stata progettata e costruita sulle linee degli smack da pesca. Da alcune ricerche effettuate si tratterebbe di un tipico scafo della Morecambe Bay, nella regione del Lancashire. E’ molto raro incontrare barche di questo genere in Italia. Di Rurik non si conosce né il luogo di costruzione né l’anno esatto, presumibilmente intorno al 1905. Costruita in legno, è lunga 8,65 metri e larga 2,65 metri, disloca 5 tonnellate e oggi monta un motore entrobordo Lombardini da 30 cavalli. Dopo un importante restauro avvenuto nel 1953 a Glucksburg, in Germania, Rurik è arrivata in Sardegna negli anni Ottanta. Affondata a Villasimius, in seguito alla collisione con uno scoglio, è stato dapprima recuperata, poi venduta a un paio di armatori tedeschi e quindi ad un fotografo locale che l'ha interamente vetroresinata.
 
IL RITROVAMENTO NEL 2007
Ho ritrovato la barca in Sardegna nel 2007, dove era stata portata dall'austriaco Walter Eisl, partito dall'isola spagnola di Mahon, come testimoniato dal “Costituto in arrivo per naviglio da diporto” del 1987, ove è riportato il nome del comandante e del marinaio. Già da questo rapporto ci si rende conto della straordinarietà dell'imbarcazione: la tratta di 300 miglia nautiche in mare aperto è stata coperta con due soli membri d'equipaggio, il comandante di 39 anni ed il marinaio di 23. Come indicato nella licenza di navigazione del 1986, all’epoca il motore ausiliario era un Farymann diesel da 7 kW.
 
Il restauro in corso di RurikIL RESTAURO IN SARDEGNA
Rurik è stata restaurata dal Cantiere Navale Dessì a cura del maestro d’ascia Paolo Cara di Sant'Antioco, isola a sud ovest della Sardegna. Qui è stata oggetto di numerosi interventi, tra i quali lo smantellamento del vecchio rivestimento in vetroresina, il rifacimento della ruota di prua in olivastro e della controruota in rovere, il consolidamento dell'ossatura e la sostituzione del fasciame con tavole di iroko da 3 centimetri acquistate in Sardegna, assicurato alle ordinate con viteria in bronzo silicio. Anche dopo il varo è continuato il lavoro di omologa, alla scoperta di nodi, materiali (bronzo silicio, canapa) e attrezzature. Personalmente ho constatato che solo la ferramenta derivata dal rame (bronzo, ottone) non ha creato corrosione, incrostazioni e ossidazione.
 
LE VELE
Un discorso particolare merita il taglio delle vele e la tipologia di vela maestra adottata. Le vele vengono assemblate unendo sezioni di tessuto chiamate “ferzi”. Oggi siamo abituati a vederle composte da sezioni orizzontali. Le vele del naviglio da lavoro erano invece cucite a ferzi verticali. Rurik è priva di boma, ovvero di quell'elemento rigido che tesa la base della randa, ma che può anche costituire un pericolo o essere ingombrante. La scelta fatta per il RURIK è stata quella di riprodurre l'armo del 1900 di un natante da lavoro in una giornata di pesca. Per ridurre ed infine chiudere la vela maestra vengono impiegati gli imbrogli di randa, simili a quelli che si possono trovare sull'albero di mezzana di velieri come la Palinuro della Marina Militare. Un'altra particolarità è costituita dai caricabasso del picco: si tratta di due manovre riportate alle lande che consentono di non sventare la randa nelle andature di bolina larga.
 
NAVIGARE SU UNO SCAFO CENTENARIO
Appena il mare si agita e il vento ruggisce, ci si rende conto che la maestria nel tracciare le sezioni che conferiscono stabilità di forma ed il corretto dislocamento dei pesi erano concetti già ben noti alla fine dal 1800. La conduzione di uno scafo armato aurico non risulta complessa: la pratica e la corretta disposizione dell'attrezzatura, unite al confronto con altri armatori, ti fa acquisire la necessaria sicurezza. Il fascino di una barca d'epoca non finisce nel momento in cui il suo restauro è completato; per continuare a custodire un vecchio legno ci si deve impratichire nella sua manutenzione. Saper fare un’impiombatura, costruire un bozzello, fissare una galloccia  ed ancora più negli anni a venire, una volta alata a secco, calafatare e stuccare devono diventare operazioni famigliari.
 
ESCURSIONI
Il piacere della vela d'epoca è maggiore se condiviso: se siete incuriositi o affascinati potete provare una volta a navigare con la storia. Rurik fa base a Genova.
 

Il libro Inshore Craft

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
Per procedere al restauro di Rurik è stato necessario consultare una serie di testi storici di rilevante importanza. Eccoli:
 
Inshore Craft – Traditional Working Vessels of the British Isles
Greenhill/Mannering Editors
 
The Gaff Rig Handbook
John Lether
 
The Art of Rigging
George Biddlecombe
 
Handbook of knotting and Splicing
Paul N. Hasluck
 
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