"Tra Legno e Acqua", riflettori puntati sul patrimonio nautico

Grande partecipazione per il convegno nazionale dell’AssociazioneVele d'Epoca Verbano. La seconda edizione dell’evento sulla tutela delle imbarcazioni di valore storico svoltosi al Golf Club di Travedona Monate (VA) ha riunito più di ottanta partecipanti da tutta Italia, fra cui i maggiori esperti del settore. L'occasione è anche servita a illustrare le attività che AVEV promuove nei laghi prealpini, ad anticipare una serie di manifestazioni in programma in Settembre e, non ultimo, a condividere quella straordinaria passione per le barche in legno che tanto efficacemente Riccardo “Rurik” definisce incurabile malattia.

Di Olimpia De Casa - Aprile 2015
Fotografie di Paolo Maccione e Archivio AVEV

Il restauro e la tutela delle barche d'epoca al centro dei lavoriRestauro di Bamba Foto AVEV

Un successo annunciato per la giornata dedicata al restauro, alla conservazione e alla valorizzazione delle imbarcazioni in legno organizzata dall'Associazione Vele d'Epoca Verbano. Del resto, i relatori intervenuti alla seconda edizione del convegno “Tra legno e Acqua” di fine Gennaio 2015 sono nomi di spicco e massimi esperti di valorizzazione del patrimonio nautico. Ottima la partecipazione di pubblico, con ottanta persone (il 25% in più rispetto all'edizione apripista) che hanno raggiunto da diverse parti d'Italia la club house del Golf dei Laghi di Travedona Monate (VA) che ha ospitato il convegno.Ad approfondire le tematiche legate alla marineriac’erano, tra gli altri, Maria Carola Morozzo e Massimo Musio Sale, docenti dell’Università della Facoltà di Architettura di Genova, Stefano Faggioni, architetto navale di fama internazionale, e lo storico genovese Giovanni Panella, delegato italiano della European Maritime Heritage Organisation e autore di alcuni dei più famosi trattati di imbarcazioni legate alla tradizione marinaresca italiana.

Il legame tra nautica e tradizioni locali

Alessandro Corti presidente AVEV Foto MaccioneIl convegno, introdotto dal presidente dell’AVEV Alessandro Corti e dal professor Giuseppe Armocida, uno dei più autorevoli esperti di cultura verbanista, è stata anche un’occasione per far conoscere le numerose attività che l’associazione propone sul territorio dei laghi prealpini. Scopo primario dell’Associazione Vele d’Epoca Verbano rimane quello di salvare, tutelare e incentivare il restauro delle imbarcazioni storiche e tradizionali. Dai lavori è tuttavia emerso che per far comprendere l’importanza culturale di questo patrimonio è necessario valorizzarlo nel contesto territoriale, ricreando lo storico legame da sempre esistito tra nautica e tradizioni locali. Un esempio da copiare, secondo Giovanni Panella, è certamente il Festival della Loira: “Le feste della marineria che si tengono ogni anno in Nord Europa hanno una storia che risale agli anni ’80 del Novecento, quando ci si è resi conto che gran parte del patrimonio rappresentato dai vecchi velieri e dalle imbarcazioni tradizionali da lavoro stava scomparendo e che bisognava intervenire affinché non si perdesse per sempre. Da allora, questi avvenimenti hanno accompagnato il risveglio di attenzione nei confronti della cultura marittima”. E sempre a proposito del noto festival francese, giunto quest'anno alla settima edizione, ha aggiunto: “Una piccola realtà, priva di grosse attrattive naturalistiche è stata in grado di crescere enormemente grazie all’aiuto delle istituzioni. Qui il patrimonio nautico non è stato l’unico ad essere tutelato, ma è stato un mezzo per incrementare l’economia turistica e fare spettacolo”.

L'AVEV è pronta per avere un suo "Festival"

In linea con quanto felicemente sperimentato in Francia, anche l'AVEV vorrebbe ora il suo Festival e sta già pianificando, contestualmente alla Verbano Classic Regatta - il raduno velico dedicato agli scafi d’epoca e classici nelle acque antistanti il golfo di Laveno -, una serie di manifestazioni a terra. Previsti per il mese di Settembre, questi eventi punteranno a coinvolgere gli appassionati ma anche ad interessare la popolazione locale e i numerosi turisti che nel periodo estivo affollano le rive del lago. L’appuntamento è parte della rinata Coppa dei Laghi, lo storico trofeo datato 1897. Dal 2014 il circuito di regate interlaghi per vele d’epoca, che si svolgerà in cinque tappe sui laghi d’Orta, Como, Garda e Maggiore, ha il patrocinio dell’AIVE (Associazione Italiana Vele d’Epoca).

La visione appassionata di Riccardo RicciardiGolf dei Laghi Foto AVEV

Le considerazioni a caldo del socio AVEV Riccardo Ricciardi, o se preferite “Rurik” (il nome del suo Smack Yacht del 1905), testimoniano quanto la giornata abbia rappresentato uno straordinario volano per la salvaguardia delle barche d'epoca. “L'ultimo sabato di Gennaio - ha constatato - è andato in scena il convegno degli ammalati di legno e barche. Diversi relatori hanno fatto outing e confessato di aver reiterato la scelta sconsiderata di possedere una barca in legno. Incredibile che si sia organizzato, con mesi di preparativi (AVEV), un collettivo assuefatto all'autolesionismo, allo sperpero ed innamorato dell'effimero legno che galleggia.Si è raccontato del restauro in garage effettuato da Beniamino Martin, di Gometra 1925 (Andrea Rossi); di come nella storia questo morbo fluttuante si sia convertito, superando le guerre, ritornando in simbiosi al nuovo armatore come un parassita al suo ospite. Non paghi ci siamo fatti supportare da docenti universitari (Yachts Restoration) che, in complicità a diversi autori, hanno confermato e contribuito a sottolineare come questo virus sia diffuso, indelebile e radicato nella nostra storia.

Paolo Sivelli dx premiato da R. Rurik Foto MaccioneSingolare come esponenti dell'imprenditoria (Guido Tommasi, 8 Metri Stazza Internazionale ‘Bamba’ del 1927), saggiamente supportati dai migliori esperti nella cura delle manie gravi (designer, cantieri, comunicatori), abbiano detto a una platea incredula: “Si, ho avuto una barca in legno e ne avrò altre”. C'è poi chi innocentemente ha voluto testimoniare, da altre acque lacustri (Associazione ABIL), come si può essere contagiati in gruppo, restaurare decine di barche, ignari dell'epidemia che diventa così endemica da coinvolgere anche le autorità, complici nel contaminare i portatori sani che conoscevano il legno come combustibile del camino. Si sono create navi scuola, gestite da malati gravi che vivono isolati a bordo (Goletta Pandora di Vela Tradizionale), che contaminano bambini, giovani e adulti come nel paese dei balocchi di Collodi, ma senza un ritorno, perché nessuno è mai guarito. A nulla è servito sottolineare, con ordinata pianificazione, calcoli e statistiche (Leonardo Bortolami, restauro di Costanza, un Vindö 28 del 1964), le molteplici fasi e le ore di lavoro necessarie per trovare, acquisire e restaurare il naviglio, né sottintendere i costi da sopportare per bagnare la prua della nostra bella. Si è levato lo sguardo alle vele scoprendo l'orizzonte, in continuità con la fobia filologica che si scontra con la realtà attuale, ma senza perdere l'occasione di complicare l'esistenza dell'armatore che si deve confrontare col velaio (Armando Battaglia di Sailorwear). Non serve che i materiali siano diversi, ci si deve impegnare a rispettare l'estetica di Capitani Coraggiosi. E via con la terapia di gruppo: rigging, sails, performance sono le parole d'ordine. Alla realtà ci ha infine riportato chi, persino dall'estero, è venuto sul nostro territorio a coltivare un diverso ceppo del virus, in ferro e lamiera (rimorchiatore fluviale Gredo del 1916), che candidamente ci confessa che durante l'anno, nella caldaia del motore a vapore, brucia tonnellate di legno.

Che sia questa la nostra unica cura?

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www.veledepocaverbano.com 

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