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Skagerrak è stata l’unica barca a vela d’epoca partecipante alla prima edizione di una regata, sponsorizzata Rolex, che si svolge in primavera nel Mar Tirreno meridionale. Curiosamente il percorso di andata e ritorno verso le Eolie disegna sul mare la figura di un’enorme ‘cravatta’.   


Di Piero Carpani – Ottobre 2011

Foto Archivio Ammiraglio Piero Carpani

 
Skagerrak (2)400 MIGLIA, TRE ARCIPELAGHI E TREDICI IMBARCAZIONI
Gaeta, 24 Maggio 2011. Tredici imbarcazioni sono ormeggiate sul lungomare Caboto di Gaeta per partecipare alla nuova regata del circuito Rolex denominata “Rolex Volcano Race”. Si tratta di una regata organizzata dall’IMA (International Maxi Association), che si affianca alla settimana velica Rolex di Capri. Il percorso, studiato dal segretario generale dell’IMA Gianfranco Alberini, è uno dei più suggestivi perché si snoda nel Mar Tirreno Meridionale e tocca tre arcipelaghi d’incomparabile bellezza: le Isole Pontine, quelle del golfo di Napoli e le Eolie, per una lunghezza complessiva di 400 miglia.

TUTTI MAXI … E UNA VELA D’EPOCA
La regata è riservata ai Maxi Yacht, cioè a velieri che hanno una lunghezza fuori tutto (LOA) superiore a 18 metri (60’); vi partecipano dodici barche modernissime (tirate e molto competitive) e uno scafo d’epoca, Skagerrak, uno yawl del 1939. A poppa sventolano le bandiere di sei diverse nazioni. 
 
SKAGERRAK, HITLER O NON HITLER?
Skagerrak è uno yawl bermudiano varato nel 1939 presso il cantiere Abeking & Rasmussen di Brema, in Germania, su progetto dello stesso Heinrich Rasmussen. Costruito in fasciame di mogano su ossatura in acciaio (il classico ‘composito’ dell’epoca), è lungo 27 metri e può esporre oltre 250 metri quadrati di velatura. Ogni volta che si parla di questa imbarcazione, ordinata dalla Marina tedesca per l’addestramento degli ufficiali della Kriegsmarine, emerge sempre il presunto uso che ne avrebbe in passato lo stesso Adolf Hitler. Dopo la guerra finì in Inghilterra e successivamente in Mediterraneo. A metà degli anni Duemila, con l’armatore Raffaele Ranucci, ha partecipato ad alcune edizioni del raduno Grandi Vele a Gaeta. 

L'Ammiraglio Piero Carpani (3)TRACCIATI CON IL GPS
A bordo di tutti i concorrenti, dopo le visite di controllo per il rating, è stato installato un trasmettitore GPS, che consente di tracciare le rotte seguite dai singoli concorrenti e di determinare la loro posizione. Il comitato di regata, la motovedetta della Guardia Costiera di scorta, gli stessi concorrenti e il pubblico potevano dunque seguire in Internet (sul sito: www.internationalmaxiassociation.com) lo svolgimento della gara e conoscere in ogni istante rotta e velocità delle singole unità. Terminato il ricevimento offerto presso il resort ”Enea’s landing”, location d’eccezionale fascino, e dopo il concerto della Banda della Marina Militare e la successiva cerimonia d’apertura della regata è arrivato il momento della partenza.

LA PARTENZA
Sono le 15.00 del 24 Maggio, il cielo è sereno, il mare calmo e soffia un vento da ponente di 8 nodi. Si parte dal centro del golfo di Gaeta, si bolina fino alla boa al vento posizionata nelle acque antistanti il centro storico della bella cittadina, ci si allarga per scapolare Punta Stendardo, si vira per correre lungo costa fino alla boa ancorata in corrispondenza dell’Enea’s Landig Resort e infine ci si dirige verso il mare aperto. Le isole Pontine sono appena visibili all’orizzonte perché c’è un po’ di foschia. Il vento va calando. Scende la notte, poche fosforescenze nella scia, luna all’ultimo quarto.

IL GIORNO DOPO, DA PONZA A ISCHIA

Il sorgere del sole ci trova vicino Ponza, sfruttando la brezza lentamente si arriva a girare l’isola lasciandola a sinistra e si punta su Ischia. Nel pomeriggio qualche raffica permette di aprire il gennaker e così invelati sfiliamo accanto allo scoglio “La Botte”. Questo spuntone di roccia, che emerge solitario dalle acque, all’epoca delle Marine veliche è stato un bersaglio per l’addestramento al tiro coi cannoni a avancarica e il suo nome è passato nel linguaggio marinaro: “essere di botte” vuol dire avere un compito ingrato da svolgere. Al tramonto si raggiunge Ischia e prima che scenda l’oscurità, un branco di delfini ci scorta e ci guida per un lungo tratto. Le altre barche sono in prossimità di Capri mentre la prima, solitaria, è già sulla rotta per Stromboli. 

L'Ammiraglio Piero Carpani (4)SI ALZA IL VENTO …
Il nuovo giorno ci trova ancora nelle acque antistanti Barano d’Ischia; passa una nave da crociera diretta a Napoli poi, finalmente, si alza un po’ di vento e si comincia a sentire lo sciabordio dell’acqua che scorre lungo le fiancate della barca. Un lungo unico bordo ci porta fino a Marina Grande di Capri, lontano a sinistra scorgiamo le barche impegnate nella “Rolex Capri Week”, noi ci inoltriamo nel canale tra Punta del Capo e Punta Campanella. Alcuni motoscafi vengono a ammirare la barca sotto vela, sotto costa affiora una balenottera.

LA RIDUZIONE DI PERCORSO, L’UCCELLINO E IL PRISMA DI VETRO
Il calare della terza notte porta via le ultime refole di vento e il comitato di regata decide per l’accorciamento del percorso fissando il traguardo a Alicudi. A bordo sono scesi a riposarsi numerosi uccellini e uno di questi, molto assetato, scambia uno dei prismi di vetro che illuminano l’interno barca per una pozza d’acqua e prova più volte, allungando il collo, a bere da quella superficie traslucida fino a che non gli viene data della vera acqua.

UNA STANCA BOLINA, … POI IL RITIRO
Il mattino del quarto giorno una stanca bolina ci fa avanzare, poco, verso Stromboli poi, constatata l’impossibilità di raggiungere l’arrivo entro il tempo massimo e dopo aver avvistato la prima barca di ritorno dal completamento del percorso, dirigiamo per il posto d’ormeggio al Porto turistico di Capri. La sera il party offerto alla “Canzone del mare” di Marina Piccola riunisce, davanti ai faraglioni, armatori, equipaggi e ospiti. La premiazione ha luogo il pomeriggio di sabato 28 Maggio poi la flotta si divide e ognuno si avvia sulla propria rotta.
 
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