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Joyette al Cantiere Postiglione Foto C. Di Santo 5Dopo anni di abbandono e tentativi di restauro mai completati, il cantiere navale Postiglione, con sede a Bacoli nel Golfo di Napoli, sta lavorando al restauro di Joyette, ketch aurico in legno del 1907. La barca, lunga 27 metri, verrà terminata in tempo per la Coppa America di Napoli del 2027. Consulente tecnico per il restauro Stefano Faggioni, dell’omonimo studio di progettazione navale che in passato ha seguito innumerevoli refitting di scafi storici. La barca era stata definita da Charles Ernest Nicholson, il suo progettista, “lo yacht più bello che avessi mai disegnato”.  

A cura della redazione – Ottobre 2025  
Fotografie di Carlo Di Santo

IL CANTIERE POSTIGLIONE, FONDATO NEL 1889   
Joyette al Cantiere Postiglione Foto C. Di Santo 2Joyette ai lavori al Cantiere Postiglione (Foto C. Di Santo)

C’è un’idea che profuma di legno antico e salsedine nel golfo di Napoli: rimettere in acqua “Joyette”, un gioiello interamente in legno varato nel 1907, rendendola un’imbarcazione per ospiti d’eccellenza dalla quale seguire da vicino le regate dell’America’s Cup 2027. Il progetto nasce a Bacoli, nel Cantiere Navale Postiglione, dove la tradizione dei maestri d’ascia incontra le tecnologie più avanzate del restauro navale. 
Fondato nel 1889, il Cantiere Postiglione ha firmato interventi che sono diventati parte della storia della nautica mediterranea. Oggi opera su un’area di circa 20mila metri quadrati affacciata sul porto di Baia, con scalo di alaggio da 30 metri, gru da 20 tonnellate e capannoni attrezzati per scafi fino a 30 metri. La specializzazione è totale: falegnameria, carpenteria, verniciatura, meccanica, impianti elettrici ed elettronici.

JOYETTE, CAMPER & NICHOLSONS DEL 1907 
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Vista da poppa verso prua di Joyette 1907 all'interno del Cantiere Postiglione (Foto C. Di Santo)

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Vista degli interni di Joyette del 1907 (Foto C. Di Santo)

Joyette porta invece la firma di Charles Ernest Nicholson e il marchio dei cantieri Camper & Nicholsons di Gosport: uno yacht che il suo stesso progettista definì “il progetto più bello che avessi mai disegnato”. Lungo 27,15 metri, oltre 90 tonnellate di dislocamento, fasciame in teak e ordinate in quercia, Joyette è un testimone raro dell’eleganza edoardiana applicata alla vela. Nel corso del Novecento ha vissuto trasformazioni, tentativi di ripristino filologico e un percorso di recupero basato su fotografie storiche dei Beken of Cowes e su piani originali conservati a LondraGià nel 2008 lo Studio dell’architetto milanese Matteo Picchio, incaricato dall’armatore dell’epoca (che ha poi dovuto sospendere i lavori) aveva effettuato ricerche in Inghilterra, confluite in un progetto di restauro che aveva portato a sanare lo scafo, realizzare parte delle strutture e la poppa attuale, precedentemente mozzata, cui si aggiunge la progettazione dell’armo velico a ketch aurico, così come in origine. Il legame tra Joyette e il Cantiere Postiglione è già scritto in una pagina importante: nel 2014 il cantiere ha completato un restauro filologico dell’imbarcazione, riportandone la fisionomia a una dignità d’epoca attraverso un lavoro minuzioso su strutture, coperta e interni. Una tappa riconosciuta come una delle più significative della nautica classica mediterranea e che oggi compie un salto in avanti grazie a un armatore inglese che, durante una visita a Napoli, si è innamorato del golfo e di Joyette, decidendo di finanziare l’operazione con il Cantiere Postiglione per “far vedere la luce, il mare a Joyette”.

CAROLINA AMATO E STEFANO FAGGIONI  
Carolina Amato Foto C. Di Santo
Carolina Amato, titolare del Cantiere Postiglione (Foto C. Di Santo)

A sn Stefano Faggioni Foto C. DI Santo
A sinistra lo yacht designer Stefano Faggioni (Foto C. Di Santo)

"I lavori sono partiti, con grandi sforzi del cantiere. È un modo per rinnovare la tradizione dei maestri d’ascia campani che ci portiamo dietro da sempre", spiega Carolina Amato, titolare del Cantiere Postiglione. "Per il lavoro su un’altra imbarcazione, Calypso della Marina Militare, abbiamo vinto un premio come miglior restauro di barche d’epoca. Merito anche del “tiro” che usiamo: non strattoniamo le barche, le facciamo scivolare verso l’acqua. È un processo più lungo, ma perfetto per il legno". La visione tecnica è affidata a Stefano Faggioni, che sintetizza il cuore del progetto: "Rimettiamo in vita un pezzo di storia della nautica. L’obiettivo è ripristinare l’armo velico come in origine e restituire a esterni e coperta l’aspetto originale. Partiamo dalle linee attuali, sovrapposte ai disegni originali recuperati negli archivi Nicholson a Londra. Con quei piani abbiamo messo la barca in sicurezza e adesso lavoriamo sui legni e sugli impianti, adattandoci ai materiali disponibili oggi. Chi salirà a bordo dovrà avere la sensazione di entrare in una barca del 1907 dove nulla è cambiato". Accanto alla tradizione artigiana, la tecnologia dà una marcia in più. "Replichiamo la barca in 3D e simuliamo il suo comportamento fascia per fascia, tra struttura, impianti e arredi, prevedendo le reazioni a ogni intervento", racconta Gennaro Russolillo, amministratore di NEO, società flegrea accreditata a livello internazionale. "È uno studio volumetrico che ottimizza la destinazione d’uso e consente analisi delle performance, della tenuta al mare e della sicurezza. In Italia siamo gli unici a fare verifiche di questo tipo con questo livello di accreditamento».

IN ACQUA NEL 2027 PER LA COPPA AMERICA A NAPOLI  
La tuga di Joyette Foto C. Di Santo
La tuga di Joyette (Foto C. Di Santo)

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I lavori di restauro su Joyette (Foto C. Di Santo)

Il traguardo è la primavera-estate 2027: Joyette come “salotto sul mare” per ospiti e partner, una piattaforma capace di seguire le regate dell’America’s Cup con la grazia senza tempo del legno. L’idea unisce le competenze di un cantiere che da oltre 130 anni lavora con lo stesso spirito di innovazione e passione, alle competenze progettuali e digitali che consentono di far navigare nel presente un’icona del passato. Bacoli e il suo mare tornano così al centro di una storia di bellezza e impresa: "Se le grandi competizioni richiedono un altissimo livello tecnologico, Joyette ricorda che le emozioni abitano ancora nel passo lento con cui una barca di legno scivola in acqua dal “tiro” dei maestri d’ascia", sottolinea Carolina Amato. "È da lì, da quel gesto antico, che guardiamo al futuro".

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